Ancor oggi non è stato possibile comprendere la ragione ed i motivi di ordine militare che indussero gli alleati a distruggere con 54 bombardamenti la città di Zara, un obiettivo di poco più di un kmq., sul quale sganciarono non meno di 584 tonnellate di bombe, pari a 54 chilogrammi di esplosivo per ogni 100 metri quadrati (metri 10 x 10). Zara non era una base di rifornimento per le divisioni tedesche che operavano nell’ interno della Jugoslavia. La città non era collegata con alcuna ferrovia. Il suo porto era più che altro turistico. Sulle sue banchine non potevano attraccare più di due piroscafi alla volta e di stazza non superiore alle 2.500 tonnellate. Eppure venne distrutta.
Tito, servendosi degli alleati, aveva tolto dal fianco della Jugoslavia quella spina d’italianità, che sino a quel momento aveva contrastato l’avanzata croata sulla sponda orientale dell’ Adriatico.
Il numero dei morti sotto i bombardamenti di Zara non è determinabile. Il primo bombardamento del 2 novembre 1943 causò circa 200 vittime ed altrettante il secondo del 28 novembre. Imprecisato, ma elevato il numero
di feriti.
Dopo il secondo bombardamento la popolazione abbandonò la città rifugiandosi nelle campagne, nei paesi vicini. Gli uffici anagrafici cessarono di funzionare, all’ Ospedale Provinciale i morti non vennero più registrati. Le salme quando possibile venivano sepolte in fosse comuni. Ed il Capo della provincia, Vincenzo Serrentino, dopo il terzo bombardamento (16 dicembre 1943) poteva riferire soltanto in via di larga approssimazione che i morti sarebbero stati una sessantina.
Tenendo presente che i 54 bombardamenti durarono sino al 31 ottobre del 1944, pensando a quanti sono scomparsi in mare proiettati dalle esplosioni, a quelli che morirono nelle località intorno a Zara, alle imbarcazioni mitragliate, a quelle affondate, a quelli che fuggendo dal rogo della città vennero dilaniati dagli spezzonamenti, si può ragionevolmente ritenere che i morti si siano aggirati sulle 2.000 persone.
La pulizia etnica della Dalmazia, iniziata con l’esodo di circa diecimila dalmati dopo la firma del Trattato di Rapallo, era stata sanguinosamente completata.
A Zara, fra quelle poche migliaia di sopravvissuti su una popolazione, in origine, di 22.000 abitanti, dopo l’ingresso dei titini (31 ottobre 1944) e cessati i bombardamenti aerei, vennero soppresse 180 persone “nominativamente”.
FONTE